Ecco come le bontà della Daunia conquisteranno l'Expo, con Peppe Zullo e Villa Jamele

Giovedì, 5 Febbraio 2015
L'articolo di Carlo Passera racconta tratti inediti di Peppe Zullo, cuoco-contadino, viaggiatore, sognatore capace di realizzare i propri sogni con Villa Jamele e di portarli all'attenzione del mondo, assieme alle bontà della Daunia, nella vetrina internazionale di Expo Milano
L'orto a Villa Jamele

 

«Applica in maniera egregia la filosofia Slow Food, ma dimostra anche le capacità manageriali di un contadino che ha saputo ridare alla sua terra l'orgoglio che si merita», dice di lui Carlin Petrini, conosciuto già all'epoca di ArciGola, una bella amicizia. «Non finisce mai di stupire. Sentirlo parlare delle materie prime riscoperte e salvate dall'oblio è una gioia senza fine, pari solo al godimento che si prova assaggiando i suoi piatti», aggiunge Beppe Bigazzi, a margine di una registrazione tv. «Ha fatto il vero Eataly» conclude Oscar Farinetti, che aggiunge: «Viva Peppe Zullo!». L'interessato ricambia: «Con Oscar ci siamo trovati, nel tempo il nostro rapporto si è cementato, la filosofia è la stessa (così come l'anno di nascita: 1954, ndr): la voglia di dare valore alla nostra terra e ai nostri prodotti. E' stato lungimirante» almeno quanto Zullo, tornato dal Nuovo Mondo 30 anni fa con parecchie esperienze in carniere e tanta voglia di metterle in pratica.

ORSARA-LOSA ANGELES, andata e ritorno. Il salto da Los Angeles (e Boston, Las Vegas, e il Messico: tappe di un percorso disseminato di ristoranti) a Orsara di Puglia può sembrare vertiginosamente lungo, specie se il viaggio d'andata aveva avuto le seguenti premesse: «Ero partito per la voglia di mettermi in gioco. Volevo capire cosa facevano "gli altri"» poiché gli stava ormai stretta l'attività di famiglia, creata un decennio prima insieme alla madre Leonarda, il padre Michele lavorava invece nei campi: un distributore di benzina («In un paesino che aveva più muli che auto») con annessa locanda dove mangiare qualche piatto («Panini, pasta e fagioli») e alloggiare gli operai in cerca di riposo.

IL PREMIO DELL’UNESCO. Quarant'anni dopo, il lavoro di Peppe Zullo è stato premiato persino dall'Unesco per aver "mirabilmente costruito, attraverso Villa Jamele, un’azienda a bassissimo impatto ambientale, senza mai tralasciare l’obiettivo di proporre un’alimentazione all’insegna della genuinità con prodotti della filiera enogastronomica a km zero”, scrive la motivazione redatta dalla Federazione Italiana dei Club e Centri Unesco. Lui - contadino, poeta e artista dei sapori - ha avuto il merito di trasformare i propri ristoranti in "laboratori polivalenti di educazione al gusto", riscattando la propria terra agli onori della tavola. Dopo aver seminato suggestioni e raccolto idee all'estero, ha portato i frutti della sua esperienza a casa, figliol prodigo, profeta in patria: ha piantato orti, dedicato spazi a erbe officinali e aromatiche, creato una cantina per produrre vino da uve Tuccanese, aperto una luogo ameno dove soggiornare e respirare quell’aria che solo le colline dei monti Dauni riescono a dare. Colore inconfondibile dei campi, profumo dei frutti, gusto indimenticabile dei sapori.

VILLA JAMELE, UN SOGNO DIVENUTO REALTA’. Villa Jamele, dunque, si chiama la casa di Zullo, aperta nel 2000 nella sua riconquistata Orsara, “Citta Slow” e "Bandiera Arancione" Touring. Un sogno divenuto realtà, 180mila metri quadrati unici nel loro genere, struttura totalmente ecosostenibile non solo per l’utilizzo dell’energia solare e il recupero delle acque piovane, ma anche per la filosofia del km zero. Attorno al nucleo storico che, con la sua torre gotica, risale al 1700 e oggi ospita anche la scuola internazionale di cucina, si estendono spazi verdi infiniti: l’orto di 22mila mq, il vigneto di 35mila... E il Bosco dei Sapori perduti, 20mila mq dove ritrovare il gusto dei prodotti spontanei, una varietà infinite di verdure, frutti ed erbe, vero e proprio giacimento di biodiversità perché «l'Italia è un orto a cielo aperto». Vi vivono in libertà faraone, anatre, oche, perché la flora richiama la fauna.

IL RISTORANTE NELL’ORTO. «Peppe Zullo è un pazzo», dicevano da queste parti 25 anni fa, quando lo chef da poco tornato in patria diede avvio al progetto, «ma io ero sicuro di quel che facevo, l'avevo visto negli Stati Uniti. Oggi tutti lo fanno», magari con minor passione, minor successo rispetto a lui, che ha la tempra da self made man, la capacità dell'imprenditore, la tenacia del contadino. E la voglia di lasciare qualcosa per il futuro: nel 2012 ha creato il suo “Ristorante nell’Orto”, una cucina piantata al centro di 25mila metri quadrati di terreno in cui crescono rigogliosi ortaggi e alberi da frutta. Integra il progetto di scuola di cucina ed è interamente dedicato ai bambini.

Chi meglio di lui poteva rappresentare i sapori pugliesi all'esordio di Expo, per tutto il prossimo maggio, all'interno dei ristoranti del Padiglione Italia? Nessuno. E così, infatti, sarà.

 

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